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Quarterly Gold Insights: Analisi del Q2 2026 e Outlook per il mercato dell’oro

Lingotto d’oro appoggiato su una scrivania in un contesto professionale, con documentazione finanziaria e un computer portatile sfocati sullo sfondo.

Punti chiave

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Una correzione del prezzo dell’oro nel secondo trimestre ha cancellato i guadagni accumulati nei mesi precedenti dell’anno, determinando la peggiore performance trimestrale dell’oro dal Q2 2013.

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L’aumento dell’inflazione ha determinato una revisione delle prospettive sui tassi d’interesse negli Stati Uniti, con i mercati che ora scontano la possibilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed nel corso dell’anno.

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I fattori di sostegno strutturale rimangono solidi, inclusa la continua domanda di oro da parte delle banche centrali; tuttavia, nel breve termine il mercato potrebbe continuare a essere caratterizzato da una certa volatilità.

Performance dell’oro nel Q2 2026

L’oro ha perso il 14,1% nel secondo trimestre, annullando più che completamente i rialzi messi a segno nel primo trimestre e attestandosi a oltre 1.500 dollari statunitensi l’oncia sotto il record storico intraday toccato a fine gennaio. La volatilità è aumentata ad aprile, ma la maggior parte del calo del prezzo dell’oro si è concentrata nei due mesi successivi. Il 24 giugno, il metallo giallo è sceso temporaneamente al di sotto dei 4.000 dollari statunitensi l’oncia per la prima volta dal novembre 2025. Nei giorni successivi, l’oro ha oscillato attorno a questa soglia psicologicamente rilevante, chiudendo il trimestre a 4.008 dollari statunitensi l’oncia.

Si è trattato della peggiore performance trimestrale dell’oro dal secondo trimestre del 2013, quando il prezzo registrò un calo del 22,7%. Va tuttavia sottolineato che correzioni di questo tipo non sono insolite quando un mercato ha registrato un rialzo così marcato e prolungato nel tempo. Inoltre, questa recente fase di correzione potrebbe rivelarsi salutare, considerando che l’oro mantiene comunque un guadagno del 21,3% negli ultimi dodici mesi.

Tuttavia, le prospettive per l’oro continuano a essere esposte a rischi al ribasso. I prossimi mesi potrebbero rivelarsi decisivi per il mercato dell’oro, poiché l’attenzione degli investitori sarà rivolta alla reazione della Fed all’evoluzione dell’inflazione, per capire se le pressioni sui prezzi si dimostreranno persistenti o se inizieranno ad attenuarsi grazie al calo delle quotazioni petrolifere. Sarà inoltre importante valutare se il dollaro statunitense continuerà a rafforzarsi nei confronti delle altre principali valute. Tassi d’interesse più elevati e un dollaro USA più forte rappresentano generalmente fattori sfavorevoli per l’oro. Da un lato, l’aumento dei tassi accresce il costo opportunità di detenere un’attività che non genera reddito; dall’altro, il rafforzamento del dollaro rende l’oro più costoso per gli investitori internazionali (non statunitensi). 

Quali fattori hanno influenzato l’andamento dell’oro? Inflazione, dollaro statunitense e aspettative sui tassi della Fed

Diversi fattori sfavorevoli hanno contribuito al calo del prezzo dell’oro. L’inflazione è emersa come un potenziale fattore di rischio destinato a persistere più a lungo di quanto precedentemente scontato dai mercati, alimentando l’ipotesi che i tassi d’interesse possano rimanere elevati per un periodo più prolungato. Il dollaro USA si è rafforzato, seppur in misura contenuta, anche in risposta alla revisione delle aspettative sui tassi d’interesse. Inoltre, una parte del premio per il rischio geopolitico incorporato nell’oro, considerato un bene rifugio, si è ridotta, poiché il mercato sembrava sempre più convinto che i negoziati tra Stati Uniti e Iran stessero procedendo verso un esito soddisfacente.

Quel conflitto ha innescato una forte volatilità nei prezzi dell’energia, riportando l’attenzione dei mercati sul tema dell’inflazione. I prezzi del petrolio sono saliti oltre i 100 dollari statunitensi al barile all’inizio di aprile, con il WTI Crude (West Texas Intermediate) che ha raggiunto un picco di 113 dollari statunitensi, per poi mantenersi volatili per l’intero trimestre. I prezzi hanno registrato movimenti al rialzo o al ribasso in funzione degli sviluppi del conflitto e delle aspettative del mercato circa i progressi dei negoziati volti a porre fine alle ostilità e a garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Quanto più a lungo il conflitto si protrarrà, tanto maggiore sarà il rischio che l’impatto sull’inflazione diventi persistente, non solo attraverso l’aumento dei prezzi del petrolio, ma anche tramite effetti indiretti sull’economia nel suo complesso. Il petrolio WTI ha terminato il trimestre a 70 dollari statunitensi al barile, un livello che riflette le aspettative del mercato circa la normalizzazione delle forniture e il graduale ripristino dell’offerta. Anche il mercato nel suo complesso sembra ritenere che l’inflazione verrà progressivamente riportata sotto controllo, come evidenziato dall’andamento delle aspettative di inflazione (Figura 2). La questione è se il mercato non stia mostrando un eccesso di ottimismo, alla luce dei recenti dati effettivi sull’inflazione e del fatto che la situazione tra Stati Uniti e Iran rimane potenzialmente fonte di volatilità. 

L’indice annuale delle spese per consumi personali (Personal Consumption Expenditures, PCE), la misura dell’inflazione preferita dalla Fed, è salito al 4,1% a maggio, raggiungendo il livello più elevato dall’aprile 2023. Ciò è stato determinato principalmente dall’aumento dei prezzi dell’energia. L’inflazione core misurata dall’indice PCE, che esclude le componenti più volatili quali alimentari ed energia, è salita al 3,4% su base annua, registrando il livello più elevato dall’ottobre 2023. Nei verbali pubblicati dopo la riunione di aprile, il Federal Open Market Committee (FOMC), guidato dal nuovo Presidente della Fed Kevin Warsh, ha lanciato un chiaro segnale ai mercati, ribadendo l’impegno a 'garantire la stabilità dei prezzi' dopo che l’inflazione si è mantenuta al di sopra dell’obiettivo del 2% per cinque anni consecutivi.

La correzione del prezzo dell’oro, iniziata a marzo, può essere interpretata come una reazione fisiologica all’aumento delle aspettative inflazionistiche, all’orientamento più restrittivo della Fed in materia di tassi d’interesse e al recente rafforzamento del dollaro statunitense. Il dollaro USA ha mostrato una fase di debolezza all’inizio del trimestre, ma per la maggior parte del periodo si è progressivamente rafforzato nei confronti delle principali valute dei suoi partner commerciali. Un dollaro USA più forte rende l’oro più costoso per gli investitori e i consumatori internazionali al di fuori degli Stati Uniti, con il risultato di ridurre tendenzialmente la domanda proveniente da questi importanti segmenti di mercato.

Tassi d’interesse ora attesi in rialzo nel 2026

All’inizio dell’anno, il mercato dei futures prevedeva tagli dei tassi da parte della Fed nel corso del 2026; l’unica incertezza riguardava l’entità di tali riduzioni. Secondo il CME FedWatch Tool, all’inizio dell’anno la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed nel corso dell’anno era pressoché nulla. Le pressioni inflazionistiche sopra descritte hanno determinato un significativo cambiamento nelle aspettative del mercato. Parallelamente, la Fed guidata dal nuovo Presidente Kevin Warsh è apparsa maggiormente determinata ad affrontare la persistenza di un’inflazione superiore all’obiettivo, riportando concretamente sul tavolo l’ipotesi di ulteriori rialzi dei tassi d’interesse.

Entro la fine di maggio, le aspettative incorporate nei mercati non attribuivano più alcuna probabilità a un taglio dei tassi e avevano iniziato a considerare concretamente la possibilità di un loro aumento. Alla chiusura del trimestre, il mercato attribuiva una probabilità del 33,7% a un aumento dei tassi di 25 punti base nella riunione di fine luglio e una probabilità del 67% ad almeno un rialzo dei tassi entro la conclusione della riunione del FOMC di settembre.

Secondo il CME FedWatch Tool, il mercato attribuisce una probabilità dell’83% che i tassi d’interesse siano più elevati rispetto ai livelli attuali entro la fine dell’anno. Tassi d’interesse più elevati tendono a rappresentare un fattore negativo per l’oro, poiché aumentano il costo opportunità associato alla detenzione di un asset che non genera rendimento.

Le prospettive per l’oro nella seconda metà del 2026

Nonostante questa correzione, riteniamo che gran parte dei fattori di sostegno strutturale a favore dell’oro rimangano sostanzialmente intatti. Le banche centrali sembrano destinate a proseguire gli acquisti di oro nell’ambito delle strategie di diversificazione delle proprie riserve valutarie. Secondo il World Gold Council (WGC), un livello record del 45% dei banchieri centrali intervistati nell’ultima indagine prevede di aumentare le proprie riserve auree nei prossimi dodici mesi. Inoltre, l’89% degli intervistati si aspetta una crescita delle riserve ufficiali in oro delle banche centrali a livello globale nel corso del prossimo anno. 

Questo sostegno strutturale trova conferma anche nel nostro Invesco Global Sovereign Asset Management Study 2026, dal quale emerge che la maggioranza delle banche centrali ha aumentato l’esposizione all’oro negli ultimi tre anni. Tra i principali fattori alla base della prosecuzione degli acquisti figurano la crescente volatilità globale, la necessità di protezione dall’inflazione e le persistenti incertezze geopolitiche.

Mentre la domanda proveniente dalle banche centrali tende a essere relativamente poco sensibile alle variazioni di prezzo, la domanda di investimento risulta generalmente più reattiva al momentum del mercato e all’andamento delle quotazioni. L’aumento dei prezzi può attirare nuovi flussi verso un determinato asset, ma un calo delle quotazioni può talvolta incentivare le vendite, soprattutto quando gli investitori hanno la possibilità di cristallizzare profitti e necessitano di liquidità da riallocare verso altre opportunità di investimento. Gli acquisti al dettaglio di monete e piccoli lingotti d’oro hanno rappresentato una solida fonte di domanda nel corso del prolungato rialzo del mercato dell’oro. Sarà pertanto importante osservare come questo segmento di investitori reagirà all’attuale fase correttiva.

Per gli investitori retail e professionali, l’inclusione dell’oro in portafoglio non si basa su una singola motivazione, come ad esempio la sola copertura del rischio geopolitico, sebbene storicamente il metallo prezioso abbia svolto questa funzione in modo relativamente efficace. Piuttosto, l’oro può rappresentare un efficace strumento di diversificazione del portafoglio, grazie alla sua tendenza a mostrare una bassa correlazione con la maggior parte delle altre classi di attivo, in particolare con i mercati azionari. L’oro è un’attività unica nel suo genere: non ha un emittente, non è esposto al rischio di credito e vanta una lunga storia come riserva di valore nei periodi in cui viene meno la fiducia nelle valute, nelle istituzioni o nelle infrastrutture dei mercati finanziari.

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FAQ

Perché le variazioni dei tassi d’interesse incidono sul prezzo dell’oro?

L’oro non genera alcun reddito periodico; di conseguenza, quando i tassi d’interesse aumentano, strumenti come la liquidità e le obbligazioni possono risultare relativamente più attraenti in termini di rendimento. Tassi d’interesse più bassi riducono questo costo opportunità, contribuendo a sostenere la domanda di oro.

Perché il dollaro USA incide sul prezzo dell’oro?

L’oro è quotato a livello globale in dollari statunitensi; di conseguenza, un rafforzamento del dollaro USA tende generalmente a renderlo più costoso per gli acquirenti non statunitensi, con possibili effetti negativi sulla domanda. Al contrario, un indebolimento del dollaro statunitense può rendere l’oro più accessibile agli investitori internazionali, contribuendo a sostenere la domanda e, potenzialmente, le quotazioni del metallo prezioso.

Perché l’inflazione incide sul prezzo dell’oro?

L’oro è spesso considerato una copertura contro l’inflazione, poiché la sua offerta è limitata e il suo valore non dipende da una singola valuta. Tuttavia, l’impatto dell’inflazione sull’oro dipende in larga misura dall’andamento dei tassi d’interesse reali: se i tassi aumentano più rapidamente dell’inflazione, il metallo prezioso può subire pressioni al ribasso.

Perché l’oro è considerato una potenziale “riserva di valore”?

L’oro è considerato una potenziale “riserva di valore” perché è scarso, durevole, universalmente riconosciuto e non può essere creato o emesso liberamente come la valuta fiat. Queste caratteristiche hanno contribuito a preservarne il potere d’acquisto nel lungo periodo, in particolare durante fasi di stress economico o valutario.

Che cos’è il World Gold Council?

Il World Gold Council (WGC) è l’organizzazione di sviluppo del mercato dell’industria aurifera, che rappresenta le principali società minerarie produttrici di oro e promuove la conoscenza del ruolo dell’oro nei mercati finanziari e nella società. Il WGC pubblica ricerche, dati e linee guida sulla domanda di oro, sugli investimenti in oro, sull’attività delle banche centrali e sulle catene di approvvigionamento responsabili.

Che cos’è un ETC sull’oro fisico?

Un ETC (Exchange Traded Commodity) sull’oro fisico è uno strumento finanziario quotato che mira a replicare l’andamento del prezzo dell’oro, generalmente garantito da oro fisico allocato e detenuto presso un depositario indipendente (custodian). Consente agli investitori di ottenere un’esposizione al prezzo dell’oro senza dover gestire direttamente la custodia o l’assicurazione di lingotti o monete.

Quale ruolo può rivestire l'oro in un portafoglio?

L’oro può rappresentare un efficace strumento di diversificazione, poiché i fattori che ne guidano l’andamento spesso differiscono da quelli che influenzano azioni e obbligazioni, soprattutto nei periodi di stress dei mercati, crescenti timori inflazionistici o incertezza geopolitica. Può inoltre offrire liquidità e fungere da potenziale strumento di copertura, sebbene non generi reddito e possa essere soggetto a una significativa volatilità.

  • Rischi di investimento

    Il valore degli investimenti e il reddito da essi derivante oscilleranno (in parte a causa di fluttuazioni dei tassi di cambio) e gli investitori potrebbero non ottenere indietro l’intero importo inizialmente investito.

    Informazioni importanti

    Dati al 30 giugno 2026, salvo ove diversamente indicato.

    Pareri e opinioni sono basati sulle attuali condizioni di mercato e sono soggette a modifiche.
    Questo è materiale di marketing e non un consiglio finanziario. Non è inteso come una raccomandazione ad acquistare o vendere una particolare classe di attività, titolo o strategia. Il presente documento costituisce materiale di marketing e non deve essere interpretato come una raccomandazione a comprare o vendere in nessuna specifica classe d’attivo, nessun titolo o strategia. I requisiti normativi che necessitano l'imparzialità delle raccomandazioni d’investimento/di strategia d’investimento non sono quindi applicabili, né costituiscono un divieto alle contrattazioni prima della pubblicazione.

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