Anche il divario tra gli Stati Uniti e l'Europa in termini di reddito azionario è particolarmente marcato. Il rendimento da dividendi dell'indice S&P 500 è sceso a circa l'1%; il rendimento totale per gli azionisti europei, costituito dai dividendi e dal ritmo record dei riacquisti nella regione, si attesta ben al di sopra di tale livello. Le sole banche europee offrono un rendimento per gli azionisti vicino all'8%, pur trattando a valutazioni solo leggermente superiori al loro valore contabile. Per gli investitori che attribuiscono importanza alla disciplina del rendimento totale e alla protezione dal ribasso, il fatto di essere remunerati per detenere azioni europee costituisce un elemento fondamentale della nostra tesi d'investimento.
Sebbene i rischi permangano, le ragioni a favore dell'Europa si sono rafforzate
Le ragioni a favore dell’Europa non sono perfette. Vi sono dei rischi.
Da un lato, l'Europa deve far fronte a costi energetici più elevati a causa del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, l'impatto osservato finora è nettamente inferiore rispetto a quello registrato nel 2022. Negli ultimi quattro anni, l'Europa si è adattata ed è diventata più resiliente rispetto a questo tipo di shock. Oggi una quota maggiore di gas viene importata dalla Norvegia e dagli Stati Uniti, mentre è aumentata anche la produzione energetica alternativa, come nel caso del nucleare francese. Lo shock rappresenta un reale fattore ciclico avverso, che spinge al ribasso la crescita e al rialzo l'inflazione, ma non costituisce al momento una prova del venir meno della più ampia tesi d'investimento a favore del mercato azionario europeo. Ci aspettiamo che, con la progressiva distensione del conflitto in Medio Oriente, il sentiment degli investitori nei confronti degli asset europei sia destinato a migliorare.
Inoltre, dopo una forte fase rialzista, l'Europa non è più estremamente conveniente in termini assoluti. E le criticità che la distinguono dagli Stati Uniti (crescita meno duratura, imposte societarie più elevate, minore disponibilità di capitale, esposizione al commercio e alla Cina) non sono scomparse.
Tuttavia, gli investitori non hanno bisogno che l'Europa sia priva di difetti. Hanno bisogno di un mercato che, a parità di caratteristiche, presenti valutazioni più interessanti rispetto a quello statunitense; che sia molto meno affollato, sostenuto da un vero impulso fiscale, esposto a settori in linea con l'attuale contesto e in grado di distribuire dividendi oltre che di aumentare gli utili. Sulla base di questi fattori, i dati sono più solidi di quanto il consenso generale sia ancora disposto ad ammettere.
Se il vostro portafoglio ha trascorso l'ultimo decennio assumendo come valide le conclusioni del passato, questo è il momento opportuno per rimetterle in discussione. L'Europa potrebbe avere un ruolo in questo contesto.